Il DL PNRR 2026 introduce una revisione significativa del quadro operativo delle Comunità Energetiche Rinnovabili (CER), incidendo su tempi, modalità di accesso al contributo del 40%, procedure di erogazione e sistema dei controlli.
Le novità, integrate dai recenti aggiornamenti pubblicati dal GSE, segnano un passaggio importante: le CER escono definitivamente dalla fase sperimentale e assumono una configurazione più strutturata, stabile e finanziariamente solida.
Vediamo cosa cambia in concreto.
Il GSE diventa attuatore unico del programma
Tra le novità più rilevanti introdotte dal DL PNRR 2026 vi è il rafforzamento del ruolo del GSE, che diventa formalmente soggetto attuatore unico dell’intero programma di sovvenzione PNRR dedicato alle CER.
Se nella fase iniziale il sistema era caratterizzato da un’articolazione più frammentata delle responsabilità e da un quadro procedurale in progressiva definizione, oggi il decreto concentra in capo al GSE l’intero ciclo amministrativo:
- ammissione delle domande;
- concessione del contributo;
- erogazione delle somme;
- controllo e monitoraggio dell’attuazione.
La differenza sostanziale rispetto alla fase precedente è quindi una maggiore centralizzazione e formalizzazione delle competenze, con un presidio più strutturato delle risorse PNRR.
Questo nuovo assetto consente di:
- uniformare le procedure su scala nazionale;
- rafforzare il controllo sull’utilizzo dei fondi pubblici;
- garantire piena tracciabilità amministrativa e finanziaria dei progetti.
Per le Comunità Energetiche Rinnovabili significa operare in un contesto più definito e istituzionalizzato, con regole più chiare, responsabilità meglio attribuite e un’interlocuzione unica lungo tutto il percorso di accesso e gestione del contributo.
Il modello CER entra così in una fase più matura, in cui la governance amministrativa assume un peso centrale al pari della dimensione tecnica ed energetica del progetto.
30 giugno 2026: conta la firma, non il completamento dei lavori
Il DL PNRR 2026 introduce un cambio di impostazione particolarmente rilevante rispetto alla disciplina precedente: la scadenza del 30 giugno 2026 non è più collegata al completamento fisico degli impianti, ma alla stipula dell’accordo di concessione con il GSE.
In precedenza, il raggiungimento del target era sostanzialmente legato alla realizzazione tecnica dell’intervento. Oggi, invece, il momento determinante diventa quello contrattuale.
In concreto:
- non è più richiesto che l’impianto sia ultimato entro il 30 giugno 2026;
- il diritto al contributo PNRR del 40% si consolida con la firma dell’accordo di concessione;
- l’entrata in esercizio e la connessione alla rete potranno avvenire successivamente, nei termini previsti dalle nuove regole.
Si tratta di un passaggio strategico. L’anticipazione della certezza giuridica del contributo consente di rafforzare la stabilità del piano economico-finanziario, migliorare la bancabilità dei progetti e ridurre il rischio legato ai tempi autorizzativi e realizzativi.
In altre parole, la leva finanziaria viene ancorata alla formalizzazione dell’impegno pubblico, rendendo il percorso di sviluppo delle CER più prevedibile e sostenibile.
A che punto siamo: 30.000 istanze in valutazione e oltre 795 milioni disponibili
Sul piano operativo, il GSE ha comunicato che le prime 30.000 istanze presentate – a valere su una dotazione complessiva pari a 795,5 milioni di euro – riceveranno riscontro entro il 31 marzo. Si tratta di un passaggio fondamentale per consolidare la fase attuativa della misura PNRR dedicata alle Comunità Energetiche Rinnovabili.
Per i soggetti ammessi, il percorso amministrativo prevede:
- l’adozione del decreto di concessione del contributo;
- la successiva sottoscrizione dell’atto d’obbligo.
È proprio dalla firma dell’atto che decorre il termine di 24 mesi entro cui dovranno essere completate le principali attività:
- entrata in esercizio dell’impianto;
- connessione alla rete;
- inserimento nella configurazione CER.
Rispetto al passato, il termine biennale rappresenta un elemento di maggiore equilibrio: riconosce la complessità tecnica, autorizzativa e realizzativa degli interventi e riduce il rischio di perdita del contributo per ritardi non imputabili ai beneficiari.
Il quadro che emerge è quello di una fase attuativa ormai concreta, in cui la certezza dei tempi amministrativi si accompagna a una maggiore sostenibilità operativa per i progetti in corso.
Anticipi e quote intermedie: verso una gestione finanziaria più sostenibile
Un ulteriore elemento di forte innovazione riguarda l’aggiornamento delle Regole Operative previsto per luglio 2025, che completerà il nuovo impianto attuativo delineato dal DL PNRR 2026.
Le disposizioni in fase di definizione introdurranno due strumenti particolarmente rilevanti sotto il profilo finanziario:
- la possibilità di richiedere anticipi sul contributo concesso;
- l’erogazione di quote intermedie durante la realizzazione del progetto, superando l’impostazione basata esclusivamente sulla liquidazione a saldo.
Rispetto al modello precedente, in cui il recupero delle risorse avveniva prevalentemente a conclusione dei lavori, l’introduzione di meccanismi di liquidazione progressiva rappresenta un cambio di passo significativo.
Per enti locali, comunità di piccole dimensioni e soggetti con capacità finanziaria limitata, questa novità è strategica: consente di ridurre la pressione sulla fase iniziale di investimento, migliorare la gestione della cassa e rendere i progetti più sostenibili lungo tutto il ciclo di attuazione.
In prospettiva, la possibilità di accedere a tranche intermedie rafforza la bancabilità delle iniziative e favorisce una pianificazione economico-finanziaria più stabile e realistica.
Chiarimenti per i progetti già avviati: continuità e tutela degli investimenti
Un aspetto particolarmente rilevante riguarda i chiarimenti forniti dal GSE attraverso le comunicazioni operative pubblicate a inizio febbraio, che intervengono a supporto dei progetti già in fase avanzata di sviluppo o realizzazione.
Le indicazioni riguardano in particolare:
- i soggetti che hanno già ottenuto (o otterranno) il decreto di concessione;
- i beneficiari che hanno sottoscritto l’atto d’obbligo;
- i titolari di impianti già entrati in esercizio e inseriti in una configurazione con richiesta di qualifica presentata.
Per tali impianti, una volta formalmente ricompresi all’interno di una Comunità Energetica Rinnovabile, sarà possibile procedere alla rendicontazione delle spese sostenute e alla richiesta di erogazione del contributo.
Il chiarimento assume un valore strategico sotto il profilo della certezza normativa: consente di salvaguardare investimenti già effettuati, evitare interruzioni applicative e garantire continuità ai progetti avviati in un contesto regolatorio precedente. In questo modo, il nuovo assetto si integra con le iniziative già in corso, rafforzando la stabilità complessiva del sistema.
Rendicontazione e controlli: la governance diventa centrale
Il nuovo quadro normativo rafforza in modo significativo il sistema di rendicontazione e i meccanismi di controllo legati all’utilizzo delle risorse PNRR. Non si tratta solo di un adeguamento formale delle procedure, ma di un vero salto di qualità nella gestione amministrativa delle Comunità Energetiche.
Diventa imprescindibile garantire:
- piena tracciabilità dei costi sostenuti;
- coerenza tra documentazione tecnica, amministrativa e finanziaria;
- utilizzo di strumenti digitali adeguati per la gestione delle configurazioni e il monitoraggio delle performance.
Rispetto alla fase iniziale, in cui l’attenzione era concentrata soprattutto sulla realizzazione tecnica degli impianti, oggi la dimensione amministrativa e gestionale assume un peso equivalente.
Una governance solida, strutturata e supportata da sistemi organizzativi efficienti rappresenta una condizione essenziale per assicurare la stabilità finanziaria dei progetti, prevenire criticità in fase di controllo e garantire un accesso corretto e continuativo alle risorse pubbliche.
CER: da configurazioni energetiche a modelli organizzativi evoluti
Nel loro complesso, le novità introdotte dal DL PNRR 2026 segnano un’evoluzione sostanziale del modello delle Comunità Energetiche Rinnovabili. Le CER non sono più soltanto strumenti di produzione e condivisione dell’energia, ma diventano strutture organizzative complesse, chiamate a operare con criteri di solidità finanziaria e governance avanzata.
I pilastri del nuovo assetto possono essere sintetizzati in quattro elementi chiave:
- certezza anticipata del contributo tramite la firma dell’accordo con il GSE;
- 24 mesi per completare l’impianto, con un orizzonte temporale coerente con la complessità realizzativa;
- possibilità di anticipi e liquidazioni progressive;
- rafforzamento del sistema di rendicontazione e dei controlli.
Il vero salto di qualità, tuttavia, è di natura organizzativa.
Il successo delle CER non dipenderà più esclusivamente dalla capacità di installare impianti, ma dalla competenza con cui i promotori sapranno:
- strutturare correttamente la fase contrattuale;
- pianificare in modo rigoroso l’equilibrio economico-finanziario;
- presidiare la gestione amministrativa e documentale;
- costruire un ecosistema di partner qualificati a supporto dello sviluppo.
In questo contesto assume un ruolo centrale anche il coinvolgimento di ESCo certificate, in grado di garantire competenze tecniche, capacità di gestione energetica, solidità operativa e presidio dei requisiti normativi. L’integrazione con operatori industriali e soggetti finanziari specializzati rafforza ulteriormente la sostenibilità dei progetti e ne facilita l’attuazione.
La sfida, oggi, non è soltanto tecnologica. È soprattutto finanziaria, gestionale e strategica. Ed è su questo terreno che le CER possono trasformarsi in veri hub territoriali per la transizione energetica, capaci di generare valore stabile e duraturo per comunità, imprese ed enti locali.